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Il PC non passa a Windows 11? Google e refurbed puntano su una chiavetta USB per recuperarlo

Il portatile si accende, si collega a internet e fa ancora quello per cui lo avevamo comprato. Poi arriva il controllo per Windows 11 e scopriamo che, per Microsoft, non ha i requisiti per andare avanti. Da qui a considerarlo un computer da sostituire il passo è breve ma potrebbe essere una spesa evitabile.

È su questi PC che puntano Google e refurbed, con una chiavetta USB contenente ChromeOS Flex: il sistema operativo di Google installabile su computer che prima utilizzavano Windows o macOS. Da novembre 2026 sarà possibile ordinarla in Italia attraverso refurbed, pagando 3 euro per la spedizione. La chiavetta sarà gratuita, ma riceverla a casa avrà quindi un piccolo costo.

Non servirà a rendere il computer compatibile con Windows 11. La proposta è cambiare sistema operativo, dopo averlo provato, per continuare a usare l’hardware che abbiamo già.

ChromeOS Flex si scarica già gratis: cosa cambia con la chiavetta

ChromeOS Flex non nasce con questa iniziativa ed è già disponibile gratuitamente: chi vuole può preparare autonomamente una chiavetta di avvio seguendo le istruzioni di Google, senza aspettare novembre. Il dispositivo distribuito da refurbed elimina proprio questo passaggio: arriva già predisposto per avviare il sistema.

Una comodità soprattutto per chi, davanti a istruzioni che parlano di supporti di installazione e impostazioni di avvio, preferisce lasciar perdere. Rimane comunque necessario far partire il computer dalla porta USB: inserirla mentre Windows è aperto non basta.

La possibilità più utile data dalla chiavetta è provare ChromeOS Flex prima di installarlo, lasciando inizialmente al suo posto il sistema precedente. Si può così capire se il computer funziona correttamente e se l’ambiente di Google risponde alle proprie esigenze, senza decidere tutto sulla fiducia.

Il passaggio definitivo richiede invece attenzione: l’installazione completa sostituisce il sistema operativo precedente e cancella i dati presenti sul disco di destinazione. Prima bisogna quindi salvare documenti, fotografie e tutto ciò che interessa conservare.

ChromeOS Flex va bene per navigare e lavorare online. E per i programmi Windows?

Prima ancora di controllare il modello del portatile, conviene chiedersi cosa ci facciamo con il portatile in questione.

ChromeOS Flex è pensato soprattutto per un uso basato sul browser e sulle applicazioni web. Per chi utilizza il computer per leggere la posta, navigare e lavorare su documenti online, può quindi rappresentare un’alternativa praticabile.

Se invece il computer serve per esempio per qualche programma disponibile soltanto per Windows, cambiare sistema può significare perdere proprio lo strumento che lo rende utile. Un gestionale, un software professionale o un videogioco non diventano compatibili perché il portatile ha ricevuto una seconda possibilità.

C’è poi un equivoco da evitare: ChromeOS Flex non offre tutte le funzioni di un Chromebook. In particolare, non permette di utilizzare normalmente il Play Store e le applicazioni Android come avviene sui Chromebook compatibili. Anche il supporto ad alcune periferiche e funzioni hardware presenta differenze.

Insomma, prima di salutare Windows è meglio verificare le proprie abitudini. Recuperare il PC per poi scoprire che non possiamo farci quello che ci serve sarebbe una soddisfazione piuttosto breve.

Non tutti i vecchi computer possono essere recuperati allo stesso modo

La gratuità del sistema non equivale a una compatibilità universale. Google indica requisiti minimi che comprendono un processore Intel o AMD compatibile con l’architettura x86 a 64 bit, 4 GB di RAM e 16 GB di spazio interno, oltre alla possibilità di avviare il dispositivo da USB. I computer con processori ARM non sono supportati.

Rispettare questi requisiti, però, non garantisce da solo che tutto funzioni. Google mantiene un elenco di modelli certificati: è lì che conviene cercare il proprio computer, controllando anche eventuali problemi segnalati e la scadenza del supporto prevista per quel modello. Su dispositivi non certificati ChromeOS Flex può funzionare, ma senza le stesse garanzie di funzionalità e stabilità.

Anche per questo la prova dalla chiavetta ha senso: permette di verificare sul proprio computer il collegamento Wi-Fi e le altre funzioni necessarie prima di intervenire sul disco. E no, installare ChromeOS Flex non significa ottenere aggiornamenti garantiti per sempre.

Windows 10 continua a funzionare, ma gli aggiornamenti vanno verificati

Alla base dell’iniziativa c’è la fine del supporto ordinario a Windows 10, terminato il 14 ottobre 2025. Il computer non smette di accendersi allo scadere del supporto; viene meno la normale distribuzione degli aggiornamenti, con conseguenze sulla sicurezza.

Microsoft prevede attualmente, per i dispositivi personali idonei iscritti al programma ESU, aggiornamenti di sicurezza estesi fino al 12 ottobre 2027. È una distinzione importante: avere ancora Windows 10 installato non significa essere automaticamente coperti. Occorre verificare l’iscrizione al programma.

Quanto è ampio il problema dei computer che cessano di ricevere supporto? Secondo uno studio di Fraunhofer Austria citato da Google e refurbed e riportato da DDAY, nell’Unione Europea sarebbero circa 41 milioni i PC Windows 10 ancora funzionanti ma non compatibili con Windows 11. La stima per l’Italia è di 5,47 milioni: non tutti computer sicuramente recuperabili con ChromeOS Flex, ma rendono l’idea della enorme quantità di hardware coinvolta.

Google non lo fa per filantropia ma per un vantaggio commerciale che andrebbe ad ottenere su Microsoft: far conoscere il proprio sistema a persone che magari non avrebbero comprato un Chromebook. Ted Briggs, responsabile della strategia per la sostenibilità dell’azienda, lo ha riconosciuto nell’intervista a DDAY, affiancando questo interesse all’obiettivo di prolungare la vita dei dispositivi.

Per chi possiede un computer coinvolto nella fine del supporto il passa fare e breve: controllare il modello, provare i programmi e i servizi che usa ogni giorno, poi decidere. La chiavetta pronta arriverà a novembre; chi ne ha già una a disposizione può prepararla seguendo le istruzioni di Google e fare la prova anche prima.

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