Guadagnare 100 euro al giorno guardando pubblicità, ascoltando canzoni o dedicando qualche ora a una piattaforma online: è una promessa che torna ciclicamente sui social e nei video dedicati alle cosiddette entrate extra. I servizi indicati, molto spesso, esistono davvero. Più difficile è capire quanto paghino, quante ore servano e quante persone riescano effettivamente a trasformarli in una fonte di reddito.
Abbiamo quindi verificato il funzionamento di cinque opzioni spesso consigliate a chi cerca di guadagnare online: MyPoints, SliceThePie, Upwork, Etsy e le pagine tematiche su Instagram. Non sono però cinque versioni dello stesso lavoro. Si passa da un programma di ricompense a una piattaforma per freelance, fino a due vere attività imprenditoriali. Metterle sullo stesso piano può creare aspettative decisamente poco realistiche.
La domanda, allora, non è soltanto se sia possibile ricevere denaro. È un’altra: quanto si può guadagnare davvero e a quali condizioni?
MyPoints: si possono guadagnare 100 euro al giorno guardando pubblicità?
MyPoints è un programma a punti attivo da molti anni. Gli utenti possono accumulare crediti effettuando acquisti presso negozi convenzionati, rispondendo a sondaggi, aprendo determinate email, prenotando viaggi, giocando o invitando altre persone.
I punti ottenuti possono essere convertiti soprattutto in buoni regalo e altri premi. La piattaforma propone dunque attività reali, ma il suo funzionamento non corrisponde all’idea di un’azienda che paga uno stipendio per guardare inserzioni pubblicitarie.
Un esempio aiuta a comprendere le proporzioni. Nella sezione dedicata ai sondaggi, MyPoints spiega che anche chi non viene selezionato può ricevere 5 punti, fino a un massimo di 25 punti di consolazione al giorno. Alcune offerte permettono di ottenere ricompense più consistenti, ma possono richiedere un acquisto, un abbonamento o persino un deposito iniziale. In casi simili non si sta guadagnando denaro dal nulla: si riceve un premio dopo averne speso.
Nelle pagine ufficiali non è indicato un compenso standard che permetta di calcolare un guadagno di 100 euro al giorno. MyPoints può essere utile a chi avrebbe comunque effettuato certi acquisti o a chi vuole accumulare qualche buono nel tempo. Considerarlo un lavoro quotidiano da 3.000 euro al mese, invece, non trova riscontro nel funzionamento dichiarato dal servizio.
In breve: si possono ottenere premi e piccole ricompense; non esiste una paga giornaliera garantita e i 100 euro al giorno non sono una stima sostenuta dalla piattaforma.
SliceThePie: quanto si guadagna recensendo canzoni?
SliceThePie remunera gli utenti per esprimere opinioni su musica, prodotti, pubblicità e altre proposte. Il servizio è reale, ma non basta ascoltare qualche secondo di una canzone e assegnarle un voto. Le recensioni devono essere sufficientemente dettagliate e offrire un riscontro utile; testi frettolosi, generici o ripetitivi possono ricevere una valutazione inferiore.
Il compenso non è uguale per tutti. Le FAQ ufficiali spiegano che dipende dalla qualità delle recensioni, dalla valutazione raggiunta dall’utente e dalla sua capacità di formulare osservazioni varie e costruttive in inglese. Cambiano inoltre le opportunità disponibili: non è detto che in ogni momento ci siano abbastanza brani o prodotti da recensire per lavorare senza interruzioni.
Quanto paga, dunque, una singola recensione? SliceThePie non pubblica una tariffa fissa e universale sulla quale costruire un calcolo giornaliero attendibile. Senza conoscere il compenso riconosciuto a uno specifico account, il numero di attività proposte e il tempo impiegato per completarle, promettere una determinata somma al giorno sarebbe arbitrario.
È importante anche non confondere SliceThePie con i servizi dedicati ai curatori di playlist. Questi ultimi possono riconoscere compensi maggiori, ma richiedono normalmente una playlist già seguita, requisiti minimi e una selezione iniziale. Non sono quindi accessibili automaticamente a chiunque ami ascoltare musica.
In breve: SliceThePie paga realmente alcune recensioni approvate, ma le informazioni ufficiali non consentono di trasformare l’attività in una previsione di guadagno giornaliero valida per tutti.
Upwork: si possono guadagnare 150 euro al giorno come assistente virtuale?
Con Upwork il discorso cambia. Fare l’assistente virtuale è un lavoro vero: si possono gestire email e calendari, inserire dati, organizzare documenti, rispondere ai clienti o svolgere attività amministrative più complesse. La piattaforma mette in contatto aziende e professionisti, ma non assegna automaticamente un impiego a chi apre un profilo.
Upwork indica per gli assistenti virtuali una fascia tipica compresa tra 10 e 20 dollari l’ora e una tariffa mediana di 13 dollari. Per fatturare 150 dollari in un giorno servirebbero quindi circa sette ore e mezza alla tariffa più alta della fascia oppure oltre undici ore e mezza alla mediana. E questo soltanto dopo avere trovato un cliente disposto a pagare quella cifra e abbastanza lavoro da coprire l’intera giornata.
Dal totale vanno sottratte le commissioni applicate ai freelance, che possono variare dallo 0 al 15 per cento in base al contratto. Per candidarsi a molte offerte si utilizzano inoltre i Connects: il piano gratuito ne comprende una quantità limitata, mentre quelli aggiuntivi devono essere acquistati.
I 150 euro o dollari al giorno non sono dunque impossibili. Possono essere realistici per un professionista con esperienza, buone recensioni e una giornata piena di incarichi. Chiamarli però “guadagno facile” sarebbe scorretto: si tratta di fatturato lordo prodotto lavorando, non di denaro distribuito dalla piattaforma.
In breve: è l’opzione con il rapporto più chiaro tra tempo e compenso, ma richiede competenze, clienti e diverse ore di lavoro effettivo.
Etsy: quanto resta davvero vendendo le proprie creazioni?
Su Etsy alcuni negozi incassano centinaia di euro al giorno, mentre altri non realizzano neppure una vendita. Una media isolata servirebbe a poco senza conoscere la categoria dei prodotti, il periodo osservato, l’anzianità dei venditori e soprattutto i costi sostenuti.
Etsy è un marketplace: offre strumenti di vendita e accesso a un pubblico, ma non compra ciò che viene messo online. Chi apre un negozio deve ideare o realizzare i prodotti, fotografarli, scrivere le schede, rispondere ai clienti, promuovere le inserzioni e, per gli oggetti fisici, gestire materiali, confezioni e spedizioni.
Ci sono poi le tariffe. Etsy applica 0,20 dollari per pubblicare o rinnovare un’inserzione e trattiene il 6,5 per cento dell’importo complessivo dell’ordine. A queste somme si aggiungono le commissioni per l’elaborazione del pagamento, che cambiano a seconda del Paese, e in alcuni casi i costi pubblicitari. Le vendite attribuite agli annunci esterni possono comportare un’ulteriore commissione del 12 o del 15 per cento.
Incassare 68 o 100 euro in una giornata è certamente possibile. Quella cifra, tuttavia, non coincide con il guadagno: bisogna sottrarre le commissioni, le eventuali inserzioni pubblicitarie, le imposte e il costo necessario per produrre e spedire ciò che si è venduto.
In breve: Etsy può diventare una fonte di reddito, ma aprire un negozio non garantisce vendite e il fatturato non va confuso con il guadagno netto.
Quanto si guadagna con una pagina tematica Instagram?
Una pagina Instagram dedicata a un argomento specifico può monetizzare attraverso collaborazioni con aziende, affiliazioni, abbonamenti, prodotti propri o servizi offerti al pubblico. Non esiste però una tariffa automatica per follower e non basta pubblicare contenuti per cominciare a incassare.
Il valore commerciale di una pagina dipende dalla nicchia, dal pubblico raggiunto, dall’interazione reale e dalla capacità di trasformare l’attenzione in qualcosa che qualcuno sia disposto ad acquistare. Diecimila follower poco interessati possono valere meno di una comunità molto più piccola ma costruita intorno a un tema preciso.
Vanno inoltre rispettate le regole sui contenuti sponsorizzati: Meta richiede l’indicazione della partnership retribuita quando una pubblicazione nasce in cambio di denaro, prodotti gratuiti o commissioni da affiliazione.
Talvolta i possibili guadagni vengono definiti “illimitati”. In teoria è vero che non esiste un tetto prestabilito; lo stesso, però, si potrebbe dire di qualunque impresa. Prima di monetizzare servono contenuti, continuità, una comunità credibile e un modello commerciale. Possono trascorrere mesi prima di capire se l’idea funzioni e molte pagine, naturalmente, non arrivano mai a produrre entrate.
In breve: Instagram può essere un canale commerciale, non un sistema che paga automaticamente chi crea una pagina.
Qual è l’opzione più realistica per guadagnare online?
Le cinque opportunità non appartengono alla stessa categoria. MyPoints è un programma di ricompense; SliceThePie remunera singole opinioni approvate; Upwork è un mercato del lavoro freelance; Etsy è un marketplace per venditori; Instagram può diventare uno strumento commerciale dopo avere costruito un pubblico.
Se l’obiettivo è ottenere una paga proporzionata alle ore lavorate, l’attività da assistente virtuale è la più lineare. È anche quella che richiede maggiormente competenze, capacità di trovare clienti e disponibilità a svolgere un vero lavoro. Etsy e Instagram possono generare entrate persino superiori, ma comportano il rischio e l’incertezza di un’attività imprenditoriale. MyPoints e SliceThePie possono invece offrire premi o compensi più contenuti, senza permettere una previsione credibile dello stipendio mensile.
La regola utile è semplice: prima di fidarsi di una cifra giornaliera bisogna controllare se si parli di ricompensa, fatturato lordo o guadagno netto. Bisogna poi chiedersi quante ore siano necessarie, quali requisiti vadano soddisfatti, quanti costi debbano essere sottratti e se il lavoro sia disponibile con continuità.
Le piattaforme esaminate sono reali e, in modi molto diversi, possono tutte restituire qualcosa. I 100 euro al giorno, però, non arrivano semplicemente guardando qualche pubblicità. Quando sono raggiungibili, quasi sempre dietro ci sono ore di lavoro, esperienza, clienti o un’attività commerciale già avviata.
Fonti consultate
- MyPoints: come si guadagnano i punti
- MyPoints: punti ottenibili con i sondaggi
- MyPoints: premi disponibili
- SliceThePie: domande frequenti e criteri di pagamento
- Upwork: tariffe degli assistenti virtuali
- Upwork: commissioni applicate ai freelance
- Etsy: costi delle inserzioni e commissioni
- Instagram: regole sui contenuti sponsorizzati
Informazioni e condizioni verificate il 2 ottobre 2026. Tariffe, disponibilità e requisiti possono cambiare nel tempo.
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